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Che cos'è un fondo comune aperto?

Un fondo comune d'investimento aperto deve la propria denominazione al fatto che il risparmiatore può sottoscrivere le quote del fondo e il sottoscrittore può chiederne il rimborso in qualsiasi momento. Il valore della quota viene calcolato quotidianamente e pubblicato su almeno due giornali a diffusione nazionale. La SGR gestisce il patrimonio conferito acquistando valori mobiliari secondo la tipologia del fondo. Esistono, infatti, diversi tipi di fondi: azionario, bilanciato, obbligazionario, flessibile e monetario. All'interno di ogni categoria ci sono poi altre suddivisioni: ad esempio gli azionari possono essere caratterizzati per l'investimento in una determinata area geografica o in settori specifici, quali ad esempio titoli farmaceutici, high-tech. Per far conoscere meglio all'investitore il tipo di prodotto sottoscritto è stato introdotto, dal 1 luglio 2000 all'interno del Prospetto Informativo, un parametro oggettivo di riferimento, il benchmark, che consente di focalizzare quali siano gli obiettivi del fondo, non in termini di rendimento assoluto ma in termini di confronto con un indice di mercato ove il fondo investe. Un fondo comune di investimento non ha rendimento certo e il guadagno ottenibile dal sottoscrittore rispecchia sia l'andamento del mercato di riferimento sia labilità del gestore.


Che cos'è un fondo comune chiuso?

Un fondo comune d'investimento chiuso deve la propria denominazione al fatto che, a differenza dei normali fondi di tipo aperto, il patrimonio viene raccolto in unica emissione di quote, aventi uguale valore unitario, fino al raggiungimento di un importo massimo prestabilito. L'ammontare di ogni singola sottoscrizione non deve essere inferiore a 50.000 euro, cifra che sale a 200.000 euro se la sottoscrizione viene fatta fuori dalle sedi della società. Il valore delle quote deve essere pubblicato almeno due volte l'anno su tre giornali a diffusione nazionale. I fondi chiusi hanno una scadenza predefinita raggiunta la quale il fondo si scioglie ed il patrimonio viene suddiviso tra i partecipanti. Tale durata deve essere compresa tra cinque e dieci anni e in casi particolari la Banca d'Italia ha la facoltà di concedere una proroga non superiore ai tre anni. Il patrimonio del fondo può essere investito anche al 100 in valori mobiliari non quotati. Un altra particolarità si riscontra nel fatto che, entro trentasei mesi dalla chiusura dell'offerta, la società di gestione deve chiedere alla Consob l'ammissione in Borsa dei certificati rappresentativi delle quote. La quotazione non risulta obbligatoria se il fondo chiuso è stato sottoscritto esclusivamente da investitori istituzionali. In pratica, il fondo chiuso investe in titoli di piccole e medie aziende con lo scopo finale di assecondarne la crescita e quindi valorizzare la partecipazione detenuta.


Che cos'è un fondo comune di investimento?

Un fondo comune di investimento è una gestione collettiva del risparmio formata con il patrimonio di tutti i sottoscrittori. Chi investe in un fondo comune di investimento si vede riconoscere, a fronte di un versamento in unica soluzione o rateale, un determinato numero di quote che viene calcolato dividendo l'importo versato, decurtato dalle eventuali spese, per il valore unitario della quota calcolato nel giorno stabilito dal regolamento del fondo.


Che cos'è un fondo di fondi ?

E un fondo le cui attività finanziarie altro non sono che quote di altri OICR, quindi altri fondi o Sicav. La filosofia di gestione appare del tutto analoga a quella delle GPF; il gestore dispone di un insieme di fondi, della stessa società di gestione o di società terze, in cui investire il patrimonio affidato dai sottoscrittori e sceglie fra questi. E' importante notare che non è possibile richiedere una doppia commissione se i fondi appartengono alla stessa società di gestione che gestisce il fondo di fondi; in questo caso si parla di un fondo di fondi monomanager. Mentre se la società di gestione utilizza fondi e Sicav di società terze si parla di un fondo di fondi multimanager. Analogamente agli altri fondi comuni di investimento aperti, anche per il fondo di fondi il valore della quota viene calcolato con cadenza quotidiana.


Che cos'è un fondo immobiliare?

I fondi di investimento immobiliare sono fondi il cui patrimonio viene gestito da società specializzate, SGR Immobiliari, investendo in immobili, in diritti reali immobiliari ed in partecipazioni in società immobiliari. I fondi immobiliari si distinguono da quelli aperti in quanto sia l’ammontare del capitale che il numero delle quote sono stabili al momento della costituzione. Possono anche definirsi come una comunione indivisa di beni dove ciascun partecipante è comproprietario. La durata massima di un fondo immobiliare in Italia ammonta a 30 anni, più 3 anni per la liquidazione su espressa richiesta. Fino alla legge 410 del 23/11/2001 il periodo di sottoscrizione era previsto unico ed entro un arco di 18 mesi. Con la nuova normativa è possibile effettuare più emissioni di quote di uno stesso fondo, si possono accettare conferimenti in natura e non solo versamenti in denaro ed il fondo può acquistare immobili anche da società dello stesso gruppo di cui fa parte la stessa SGR. Per il sottoscrittore di quote, la liquidazione dell’investimento in un fondo immobiliare avviene di regola alla scadenza del fondo che è stabilito nel Regolamento. Tuttavia, per i fondi immobiliari è prevista, entro 12 mesi dalla chiusura del collocamento, la quotazione in Borsa per aumentare la liquidabilità di un investimento per sua natura poco liquido. Il rimborso può essere previsto anche prima della scadenza del fondo ma solo a fronte di disinvestimenti e non prima del quinto anno di vita del fondo stesso.


Che cos'è un hedge fund?

E' un fondo la cui filosofia di gestione si prefigge di poter ottenere risultati positivi indipendentemente dall'andamento dei mercati in cui opera. Il gestore di un hedge fund si pone l'obiettivo di realizzare una performance assoluta e non relativo ad un benchmark o ad un indice di mercato. Tali fondi utilizzano solitamente sofisticate tecniche di investimento, cercando di migliorare le performance proteggendo il portafoglio da eventuali ribassi del mercato grazie all'apertura di posizioni speculative mediante vendite allo scoperto. Questi prodotti non sottostanno agli usuali vincoli imposti ai fondi di investimento e questo induce un marcato carattere speculativo degli hedge funds, seguendo la definizione della Banca d'Italia. Infatti, mentre ad un fondo comune di investimento viene imposto l'utilizzo di una leva finanziaria massima pari ad uno, ovvero la massima perdita sostenibile ammonta al patrimonio netto del fondo stesso, per gli hedge funds non sussiste limitazione alla leva finanziaria utilizzabile.


Che cos'è una Gestione Patrimoniale in Fondi (GPF)?

Una Gestione Patrimoniale in Fondi viene utilizzata dal risparmiatore che vuole delegare ad un gestore la scelta di quale tipologia di OICR, fondi comuni o Sicav, detenere in portafoglio. Il risparmiatore sottoscrive un mandato a favore del gestore in modo che questi scelga prodotti che possono appartenere a diverse società, gestioni patrimoniali in fondi multibrand, oppure appartenenti alla stessa società di gestione, gestione patrimoniale in fondi monobrand. Una società di gestione offre diverse linee di GPF suddivise per grado di rischio sostenibile dal risparmiatore: ad esempio la linea maggiormente rischiosa investirà prevalentemente in fondi azionari. La tipologia, area geografica e settore di investimento di questi fondi, dei fondi o sicav inseriti nella gestione verrà deciso dal gestore della GPF. Questo tipologia potrà naturalmente variare nel tempo ma non dovrà mai troppo distaccarsi dalla composizione del benchmark prescelto dal gestore. Per capire se una GPF abbia ottenuto buoni rendimenti occorre sempre compararne l’andamento con quello seguito dal benchmark che definisce il grado di rischio sostenuto dal sottoscrittore. Con la GPF si ottiene un doppio livello di gestione del nostro patrimonio: il gestore di un fondo, ipotizziamo fondo azionario italiano, decide quali titoli azionari italiani comprare, mentre il gestore della GPF decide quale percentuale di questo specifico fondo mantenere sul totale. Ovviamente il sottoscrittore di una GPF affronta una duplicazione dei costi, nel senso che si avrà una doppia commissione di entrata e di gestione: quelle sui fondi che entrano a fare parte della gestione a cui si aggiunge la commissione di gestione a favore del gestore della GPF. Per accedere a questo tipo di servizio sono solitamente richieste cifre non inferiori a 25mila euro. Una caratteristica di non limpida trasparenza informativa delle GPF risiede nella difficoltà di conoscere quotidianamente l'esatto ammontare dell'investimento; viene inviato ai sottoscrittori un estratto conto trimestrale con i movimenti di fondi effettuati nel periodo e con la valorizzazione del patrimonio gestito.


Che cos'è una SICAV?

Una Società d'Investimento a Capitale Variabile dal punto di vista pratico del sottoscrittore risulta essere perfettamente uguale ad un fondo comune di investimento. I cambiamenti riguardano l'aspetto giuridico: il sottoscrittore di una Sicav non compra quote ma azioni acquisendo anche i diritti tipici di un azionista. Bisogna inoltre prestare molta attenzione alla modalità di tassazione, che differisce da quella di un fondo comune di investimento di diritto italiano. La maggioranza dei prodotti distribuiti in Italia dai grandi gruppi stranieri sono Sicav. Anche alcune Società di Gestione del Risparmio italiane, oltre a proporre fondi comuni, commercializzano, offrendoli al pubblico, prodotti delle proprie controllate estere, tipicamente di diritto irlandese e lussemburghese, per motivi fiscali e organizzativi: in quei paesi, le società di gestione pagano meno tasse, hanno facilitazioni fiscali e non sopportano tutto il carico e i vincoli burocratici della legislazione italiana.


Che cosa sono gli Hedge Funds ?

Un hedge fund è uno strumento di investimento che fornisce differenti caratteristiche di rischio/rendimento rispetto agli investimenti tradizionali in azioni ed obbligazioni. Un hedge fund utilizza una strategia di investimento (o stile di gestione) senza sottostare a particolari limiti normativi per conseguire la sua missione: ottenere un rendimento assoluto sul capitale investito indipendentemente dall' andamento mercati (l'obbiettivo non è battere il benchmark). Gli hedge funds sono fondati da eccellenti gestori che provengono dal mondo dell'asset management o dai proprietari trading desk di investment bank che decidono di intraprendere la strada imprenditoriale grazie alla credibilità di cui godono negli ambienti finanziari. Negli hedge funds gli interessi dei gestori sono allineati a quelli degli investitori in quanto il gestore partecipa direttamente al fondo con i suoi capitali ed il gestore è remunerato principalmente con le commissioni di performance.


Classificazione dei fondi comuni d'investimento

Nella maggior parte dei paesi industrializzati gli organismi di controllo e di vigilanza dei mercati finanziari o le associazioni delle società di gestione dei fondi hanno cura di elaborare e aggiornare una classificazione istituzionale dei fondi comuni d'investimento. Primario scopo di una classificazione è quello di fornire al sottoscrittore o all'operatore economico uno strumento per identificare le caratteristiche principali del portafoglio d'investimento di un fondo In Italia, Assogestioni ha identificato i criteri e le caratteristiche delle diverse categorie che costituiscono la classificazione dei fondi comuni d'investimento. I fondi si differenziano fra loro in base a molteplici aspetti e l'utilizzo della classificazione consente di sintetizzare le peculiarità dei loro investimenti. I fondi collocati in una stessa categoria, sebbene abbiano tra loro degli elementi in comune, si distinguono gli uni dagli altri o per una particolare composizione del portafoglio o per una diverso stile d'investimento o per un diverso parametro oggettivo adottato, il cosiddetto benchmark (per questo è importante per il sottoscrittore leggere attentamente l'articolo del prospetto informativo relativo alle politiche di investimento del fondo). La classificazione viene periodicamente modificata e integrata in modo che possa sempre riflettere le caratteristiche principali dei prodotti in essa collocati.


Come funziona la diversificazione

In base a quale "trucco" funziona la diversificazione? In realtà non si tratta di un trucco ma di statistica, e precisamente di correlazione. La correlazione fra due titoli (o fra due variabili qualsiasi) è una misura statistica del legame che collega il loro comportamento. Se quando il titolo A sale di prezzo del 5 anche il titolo B sale di prezzo del 5 e lo stesso accade quando il titolo A scende di prezzo del 10, allora questi due titoli sono fra loro legati da una correlazione positiva molto elevata (il valore massimo è 1). Invece, se non esiste il minimo legame tra l'andamento dei due titoli ci si trova di fronte ad una correlazione pari a 0. Infine, se ogniqualvolta il titolo A sale di prezzo del 5 il titolo B scende di prezzo del 5 e viceversa, in tal caso la correlazione è massimamente negativa (cioè pari a -1). Nel caso di correlazione pari a 1, la rischiosità del portafoglio sarà pari a quella dei singoli titoli; se la correlazione è minore di uno la rischiosità del portafoglio sarà inferiore a quella del titolo maggiormente rischioso fino ad arrivare a zero per un tasso di correlazione pari a -1. Quanto minore è il grado di correlazione fra i comportamenti di due titoli, quindi, tanto maggiore è la riduzione in rischiosità che si ottiene combinandoli fra loro. Di solito (a meno di un caso molto raro che è quello della perfetta correlazione positiva) la rischiosità di un portafoglio composto di due titoli è inferiore alla somma delle rischiosità dei due titoli presi singolarmente. Diversificare, quindi, come si vede, permette di modulare la rischiosità del portafoglio in base alle proprie esigenze.


Come funzionano i fondi comuni aperti e le Sicav?

Il denaro del sottoscrittore di un fondo comune aperto o di una sicav, detratte le spese di ingresso, entrano a fare parte di un patrimonio collettivo gestito da una società di gestione del risparmio e viene automaticamente trasformato in quote. Il valore della quota è calcolato quotidianamente, e viene ottenuto dividendo il patrimonio netto del fondo per il numero di quote totale in possesso a tutti i sottoscrittori del fondo. Il patrimonio netto del fondo o Sicav è ottenuto valutando ai prezzi correnti di mercato, il cosiddetto mark to market, tutte le attività del fondo e sottraendo a questo valore le spese, quali commissioni di gestione, di incentivo, spese di pubblicazione, le tasse e gli impegni. La principale differenza riscontrabile tra i fondi e le Sicav è legata al trattamento fiscale. Infatti, per i fondi italiani, la tassazione del 12,50 viene effettuata a monte dal fondo, per cui il cliente non deve più nulla al momento dell'incasso del provento. Mentre per le SICAV il cliente viene tassato al momento del disinvestimento sulla plusvalenza realizzata, analogamente a quanto accade per i titoli azionari.


Come si ottiene il rimborso

Per uscire da un fondo d’investimento è sufficiente inoltrare la richiesta di rimborso, o disinvestimento, alla Società di Gestione in forma scritta, direttamente o tramite l’intermediario attraverso il quale si era originariamente sottoscritto il fondo. L’accredito dell’importo avviene generalmente, secondo la richiesta, tramite bonifico bancario o assegno circolare. L’accredito dell’importo o l’emissione dell’assegno deve avvenire per legge entro 15 giorni dalla data di ricevimento della domanda. Come si sottoscrive un fondo comune di investimento I fondi comuni di investimento vengono offerti al pubblico dalle Società di Gestione del Risparmio tramite i Promotori Finanziari delle SIM (Società di Intermediazione Mobiliare) e dagli sportelli degli Istituti di Credito. Un fondo d’investimento si può sottoscrivere previa presa visione del Prospetto Informativo, che ne riporta tutte le caratteristiche e fornisce le informazioni necessarie, con la successiva compilazione di un modulo di sottoscrizione ed il versamento dell’importo che si desidera investire nelle forme consentite(più diffuse assegno circolare/bancario o bonifico bancario). Sono previste dalla più recente normativa (D.lgs n.58/98 _Testo Unico della Finanza_) forme di sottoscrizione a distanza tra le quali trova applicazione la sottoscrizione via Internet.


Cosa caratterizza la strategia hedge “CONVERTIBLE BOND ARBITRAGE”?

Le obbligazioni societarie convertibili in azioni possono essere pensate come un'obbligazione ordinaria più un'opzione call sull'azione. Generalmente l'opzione incorporata nell'obbligazione convertibile è trattata con una volatilità implicita che è inferiore alla volatilità storica dell'azione sottostante. Una posizione di arbitraggio sulle obbligazioni convertibili comprende l'acquisto dell'obbligazione convertibile e la vendita allo scoperto dell'azione sottostante in modo da ottenere un portafoglio neutrale rispetto alla variazione di prezzo dell'azione. Il delta (coefficiente che indica la sensibilità del valore di un'obbligazione convertibile o di un'opzione al variare del prezzo dell'azione sottostante) determina l'ammontare di azioni da vendere allo scoperto per neutralizzare le variazioni di prezzo delle obbligazioni convertibili in posizione lunga con le variazioni di prezzo delle azioni in posizione corta detenute in portafoglio. La posizione è periodicamente riaggiustata a causa dei cambiamenti nel prezzo dell'azione e del delta. Lo scopo del gestore dell' hedge fund è di identificare obbligazioni convertibili che quotano significativamente a sconto rispetto al valore teorico e di fare compravendite che permettano di estrarre quel valore senza prendersi il rischio di mercato. Vengono poi coperti i rischi di oscillazione dei tassi di interesse sulla posizione lunga in convertibili. Generalmente, rimane scoperto il rischio di credito dell'emittente della convertibile (rischio di allargamento degli spreads - rischio di default). Tale strategia presenta una bassa correlazione con i mercati azionari e generalmente presenta un livello di leverage massimo di 4/5 volte il capitale del fondo.


Cosa caratterizza la strategia hedge “DISTRESSED SECURITIES”?

Il gestore investe in titoli di imprese che si trovano in una situazione di crisi o pre-fallimentare o di ristrutturazione aziendale. L'assunzione di posizioni lunghe o corte dipende dalle sue aspettative in merito a quella che sarà l'evoluzione della situazione aziendale. I valori mobiliari impiegati non sono costituiti solo da titoli di capitale ma possono anche essere titoli di debito. Questa strategia richiede una conoscenza specialistica della disciplina giuridica relativa alle ristrutturazioni, delle problematiche connesse ai progetti finanziari di salvataggio delle società e delle figure coinvolte in queste situazioni (ad es. avvocati fallimentari, consulenti e revisori). Data la particolarità della situazione aziendale e di conseguenza dei relativi titoli, questa strategia richiede generalmente tempi non brevi per essere portata a compimento con successo. Gli hedge fund che investono in distressed securities hanno in portafoglio strumenti finanziari poco liquidi e pertanto i gestori devono porre particolare attenzione alla politica di rimborso delle quote.


Cosa caratterizza la strategia hedge “Equity market neutral”?

Questa strategia prevede la costituzione di posizioni lunghe e corte del medesimo importo su diversi titoli azionari. Utilizzando strumenti sia quantitativi che qualitativi, vengono acquistati i titoli ritenuti sottovalutati e venduti quelli ritenuti sopravvalutati. I portafogli sono costruiti in modo tale da avere un rischio sistematico quasi nullo: in termini finanziari, il beta del portafoglio è mantenuto vicino allo zero pareggiando la media ponderata dei beta dei singoli titoli in posizione lunga con la media ponderata dei beta dei titoli in posizione corta. Al fine di ridurre ulteriormente il rischio, viene normalmente mantenuto un elevato numero di posizioni differenti. Tale strategia presenta una bassa correlazione con i mercati azionari e generalmente presenta un livello di leverage massimo di 2 volte il capitale del fondo.


Cosa caratterizza la strategia hedge “FIXED INCOME ARBITRAGE”?

Gli arbitraggisti sul reddito fisso assumono posizioni lunghe e corte (di "compensazione"), cercando di sfruttare temporanei sfasamenti di rapporto tra titoli correlati. Normalmente, data l'esiguità di detti sfasamenti, viene ampiamente utilizzato la leva finanziaria, normalmente fino a 5 volte il capitale del fondo. I portafogli sono inoltre costruiti in modo da non essere influenzati dalle variazioni dei tassi di interesse, cercando di azzerare o comunque minimizzare la duration complessiva del portafoglio stesso.


Cosa caratterizza la strategia hedge “LONG/SHORT EQUITY”?

Come nel caso dell'Equity Market Neutral, questa strategia prevede l'acquisto di titoli ritenuti sottovalutati e la vendita di quelli ritenuti sopravvalutati, ma in questo caso le posizioni non si pareggiano completamente ed il fondo risulta in posizione lunga/corta netta. Ne consegue che questo tipo di strategia assume un rischio sistematico (beta positivo) di correlazione con il mercato. Tale rischio è tanto maggiore quanto più è elevata la posizione lunga/corta netta. Tale strategia presenta una maggiore correlazione, rispetto alle precedenti, con i mercati azionari, e generalmente non prevede un massiccio ricorso al leverage in quanto l'ammontare del rischio assunto e quindi di volatilità è già mediamente elevato.


Cosa caratterizza la strategia hedge “MACRO”?

I gestori di questi fondi sono quelli dotati del più ampio mandato di investimento fra tutte le tipologie di hedge fund esistenti. Le loro scelte sono basate prevalentemente sull'analisi delle variabili macroeconomiche relative ai diversi paesi in cui decidono di allocare i loro capitali. Generalmente non sono previsti a priori dei limiti geografici, pertanto la loro operatività si estende in ogni parte del mondo. I loro portafogli sono composti sia da posizioni lunghe che corte assunte impiegando azioni, obbligazioni, futures, forwards, opzioni, valute e commodities come il petrolio o i metalli; il loro obiettivo sta nel cercare di anticipare correttamente i mutamenti nelle variabili macroeconomiche e la loro filosofia di investimento è detta opportunistica in quanto agiscono in ogni settore dei mercati finanziari che può presentare opportunità di guadagni ed in quanto replicano, quando è ritenuto conveniente farlo, le strategie più focalizzate proprie delle altre categorie di fondi.


Cosa caratterizza la strategia hedge “MERGER ARBITRAGE”?

Tale strategia cerca di sfruttare le operazioni di fusione, take-over ostili e spin-off, acquistando le azioni dell'impresa obiettivo dell'operazione straordinaria e vendendo allo scoperto quelle della società acquirente, nella speranza che si verifichi ciò che avviene di consueto, ossia una crescita delle quotazioni di mercato dell'impresa bersaglio ed una caduta delle quotazioni dell'impresa acquirente. Alternativamente il gestore può anticipare gli eventi prendendo posizione su quei titoli che in base alle sue analisi potrebbero essere oggetto di simili operazioni senza attendere l'annuncio al mercato delle medesime.


Cosa caratterizza la strategia hedge “SHORT SELLING”?

Questo tipo di fondi ha un portafoglio composto prevalentemente da posizioni corte, ottenute con la pratica delle vendite allo scoperto, su titoli ritenuti eccessivamente sopravvalutati dal mercato o di società in difficoltà. L'esposizione complessiva al mercato è quindi net short.


Da quando esiste il risparmio gestito in Italia?

La storia del risparmio collettivo inizia nel nostro Paese negli anni settanta ad opera di alcuni finanzieri che, in assenza di regole, immettono sul mercato i primi fondi di investimento, organizzati e gestiti seguendo i principi mutuati dall’esperienza del mondo finanziario anglosassone, chiamati fondi Atipici. Dopo questo avvio e nell’attesa di una regolamentazione ufficiale dell’intera materia che consentisse di operare senza alcun dubbio anche in Italia, alcune società promossero dei Fondi con sede legale stabilita nel Lussemburgo. Tali fondi, i cosiddetti Lussemburghesi Storici, furono quindi gli antesignani del fondi comuni di diritto italiano. Nel 1983 il legislatore si occupò della regolamentazione del settore, promulgando la Legge 77 nel marzo 1983: nascono i primi Fondi Comuni d’Investimento di diritto italiano regolamentati come li conosciamo oggi. Il principio informatore della normativa è stato ovviamente quello di tutelare nel miglior modo possibile il risparmiatore, grazie a precise regole attinenti la natura giuridica dei fondi, la loro costituzione, i requisiti della società di gestione, le norme generali di gestione (che stabiliscano divieti di investimento in certe attività, divieti di concentrazione degli investimenti in strumenti finanziari entro determinate percentuali, imposizione dell’obbligo di separazione fra il patrimonio collettivo dei risparmiatori e quello dei promotori dell’iniziativa, obbligo del calcolo del valore delle quote con cadenze ravvicinate), l’informativa e il controllo sulle operazioni della Banca d’Italia e della Consob. Dalla Legge 77 discende che i fondi comuni di investimento sono Organismi di Investimento Collettivo del Risparmio (OICR) e sono creati e gestiti da Società di Gestione del Risparmio (SGR). A loro volta le Società di Gestione del Risparmio delegano la distribuzione a Società d’Intermediazione Mobiliare (SIM) o a Banche. La gestione tecnica e pratica di un OICR, ovvero esecuzione delle compravendite, emissione delle quote e deposito cumulativo delle stesse, operazioni di controllo e sorveglianza sulla corretta gestione del patrimonio, viene espletata da una Banca Depositaria. Bisogna aspettare il gennaio del 1992 per l’emanazione dei Decreti Legislativi 83 e 84: il primo migliora sensibilmente lo strumento fondo comune di investimento sia dal punto di vista dell’attività gestoria sia dal punto di vista della distribuzione; mentre il secondo istituisce le SICAV e disciplina gli organismi di investimento collettivo in valori mobiliari anche di diritto estero commercializzabili in Italia. In particolare, l’altro tipologia di OICR, la Società d’Investimento a Capitale Variabile (SICAV), si differenzia da un fondo comune di investimento sotto l’aspetto giuridico: il sottoscrittore non compra quote ma azioni, acquisendo anche i diritti tipici di un azionista: possibilità di partecipazione e di voto all’assemblea societaria. Grazie alla Legge 52 del febbraio 1996, detta anche decreto Eurosim, l’intero ordinamento italiano in materia finanziaria recepisce le direttive europee CEE del 1993, compiendo un passo fondamentale al fine di una libera circolazione dei "servizi finanziari" all’interno della Comunità Economica Europea e regolamentando l’offerta in Italia di prodotti finanziari gestiti da società con sede in paesi non comunitari. Più in particolare, il decreto Eurosim dispone più ampi poteri alla Commissione Nazionale per le Società e la Borsa (CONSOB) in materia di vigilanza sui comportamenti delle Società di Gestione. Oggi l’intera industria del risparmio gestito viene regolata dal Decreto Legislativo 58/98, detto Testo Unico della Finanza (TUF), che incorpora e razionalizza tutta la precedente produzione normativa in materia, e viene vigilato da Banca d’Italia, dal Ministero del Tesoro e dalla Consob.


E' possibile misurare la propria tolleranza al rischio finanziario?

L'approccio migliore è probabilmente quello di esaminare diversi scenari, e in particolare quello peggiore tra i diversi possibili: ad esempio, una perdita su un periodo di un anno, e chiedersi se si possa mantenere il piano di investimento nonostante tale perdita. La tolleranza al rischio è considerata bassa, di solito, quando permette di sostenere perdite fino al 5, su un periodo di un anno. Gli investitori con una moderata tolleranza per il rischio possono di solito sopportare perdite tra il 6 e il 15; e gli investitori con un'alta tolleranza al rischio possono di solito sopportare perdite tra il 16 e il 25. Ai diversi livelli di rischio corrispondono diverse categorie di titoli. Il criterio di classificazione è quanto i diversi titoli possono perdere in un anno, nella peggiore delle ipotesi. Le prestazioni dei fondi monetari, dei certificati di deposito, e delle obbligazioni di breve periodo - tra gli altri -, rendono questi titoli adatti ad investitori con una bassa tolleranza al rischio: in media, possono perdere al massimo non più del 5 circa in un anno. I titoli adatti ad una tolleranza al rischio moderata - che possono perdere al massimo tra il 6 e il 15 all'anno - possono includere portafogli di obbligazioni di medio e lungo periodo; e portafogli di azioni con un comportamento simile: solitamente di aziende solide, in settori maturi, con utili costanti, e dividenti altrettanto costanti. Per chi ha una tolleranza al rischio alta, i titoli adatti potranno essere i portafogli a "crescita aggressiva", i portafogli di titoli di piccole imprese, e i portafogli di titoli di mercati emergenti.


Gestione attiva e passiva

Coloro che effettuano una gestione attiva, intendono ottenere un rendimento superiore a quello del benchmark. Per fare ciò è possibile ad esempio acquistare i titoli che fanno parte del benchmark in proporzione diversa dal loro peso all’interno del benchmark, privilegiando, in tal modo, quelli che si pensa saliranno maggiormente nel futuro. Tuttavia, la presenza di un benchmark non è indispensabile per poter parlare di gestione attiva. Nel caso di perseguimento di una gestione attiva il ruolo del gestore risulta essere determinante ed imprescindibile. Coloro che scelgono la gestione passiva, intendono mantenere il valore del portafoglio in linea con il valore di un portafoglio di riferimento che spesso si identifica con un indice di mercato. Il parametro che viene utilizzato per valutare se la gestione è davvero passiva è il tracking error, definito come la variabilità dello scostamento del differenziale fra il rendimento del portafoglio gestito e il rendimento del portafoglio di riferimento. In una gestione perfettamente passiva il tracking error deve essere nullo. Le tecniche per replicare l’andamento dell’indice possono essere sostanzialmente due. Ovvero: • Acquistare esattamente i titoli che compongono l’indice nelle stesse proporzioni: Il valore del portafoglio segue esattamente il valore dell’indice. Questa tecnica richiede due condizioni di base per essere attuata. Il fondo deve avere un patrimonio gestito elevato e l’indice deve essere composto da un numero di titoli non troppo elevato. • Adoperare varie tecniche di ottimizzazione in cui si compra un sottoinsieme di titoli che implica sempre un certo differenziale tra rendimento dell’indice e del fondo. Ad esempio, se l’indice contiene il 10 di titoli tecnologici, il fondo investirà il 10 del proprio patrimonio in alcuni, ma non in tutti, titoli del comparto tecnologico, realizzando così un sottoinsieme. Tramite sofisticati programmi è possibile trovare il portafoglio che minimizzi la deviazione standard tra rendimento dell’indice e quello del fondo. Esistono, in entrambi i casi, dei problemi reali come lo stacco dei dividendi delle società quotate o flussi di denaro che entrano o escono dal fondo a causa di nuove sottoscrizioni o di rimborsi, tutte variabili esogene che generano problemi di liquidità. Il lavoro dei gestori dei fondi indice si muove soprattutto in questa direzione, in modo da non alterare la correlazione tra l’asset dell’indice di riferimento e quella del fondo.


Il criterio di scelta dell'investimento

Ogni strumento finanziario è quindi descrivibile utilizzando solo una combinazione dei due indicatori base: rendimento e rischio. Noti questi due valori ogni investitore sarà in grado di effettuare le proprie scelte. Infatti, a parità di rischio, ogni investitore sceglierà gli investimenti che presentano il maggior rendimento atteso.


Il portafoglio ottimizzato: ampliare gli orizzonti dell'investitore

La diversificazione obbliga l'investitore ad allargare il proprio orizzonte di investimento. Infatti, non sarà più costretto a considerare solamente i titoli con una data probabilità massima di perdita, inferiore rispetto a quella che egli stesso ritiene tollerabile, ma considererà anche titoli più rischiosi. Questi, infatti, possono essere inseriti in portafogli in cui la maggior rischiosità viene "diluita" grazie alla maggior tranquillità di altre porzioni del portafoglio. Il procedimento che porta all'identificazione del portafoglio ideale, è certamente complicato dal punto di vista dei calcoli, ma concettualmente non è per nulla diverso da quanto è stato fin qui descritto. Questo procedimento di scelta del portafoglio migliore, dato il vincolo espresso dalla probabilità di perdita tollerabile, si chiama processo di ottimizzazione.


Il profilo dell'investitore: la tolleranza al rischio

Non esiste un piano di investimento adatto a tutti gli investitori. A dire il vero non esiste un piano di investimento adatto a due investitori, probabilmente. Non esistono, infatti, due persone che si assomiglino né come personalità, né come situazione finanziaria. Un piano di investimento unico non potrebbe rappresentare le diverse situazioni individuali. E necessario invece disegnare ogni piano di investimento sulle caratteristiche di ogni persona. L'insieme delle caratteristiche di chi investe - per quello che riguarda l'attività di investimento - compongono il "profilo dell'investitore". Ci sono tre aspetti di base che compongono il profilo dell'investitore: • la tolleranza al rischio; • gli obiettivi di investimento; • l'orizzonte temporale.


Il profilo dell’investitore: gli obiettivi dell'investimento

Esistono tre obiettivi di investimento: • la crescita del capitale; • la fruizione di una rendita periodica; • la protezione del capitale. Non è facile accordarli. Il "prezzo" per la protezione del capitale investito è un rendimento ridotto, solitamente nella forma di un reddito annuale più basso. Poi, tanto più reddito si ritiene di dover ottenere dagli investimenti, tanto meno crescita si otterrà sul capitale investito. Un reddito periodico sottrae proventi finanziari all'investimento di base, che se opportunamente reinvestiti, genererebbero invece nuovi utili e quindi potrebbero apportare ulteriore valore all'investimento. Anche in questo caso, ogni persona ha specifici obiettivi di rendimento, che possono differire anche di molto luno dall'altro. Se il portafoglio di investimento deve fornire una parte importante del reddito annuale, ad esempio, l'investimento dovrà essere strutturato in modo da garantire che questo reddito sia stabile e sicuro. D'altra parte, persone che investono in vista di eventi futuri - come ad esempio la scuola dei figli, la casa, la pensione - cercheranno rendimenti che tendano ad enfatizzare la crescita del capitale. Molte persone, poi, desidereranno bilanciare le due componenti - in parte reddito corrente, e in parte crescita del capitale. E importante determinare gli obiettivi di rendimento e scegliere in maniera adeguata: non esiste un investimento che possa fornire contemporaneamente un reddito certo alto ogni anno, protegga il capitale investito e offra un alto potenziale di crescita. Anche su questo tema ci sono diversi trade-off, che possono essere osservati dagli esempi di singole categorie di titoli, dalle meno rischiose alle più rischiose: • fondi di investimento monetari, certificati di deposito, obbligazioni a breve termine offrono un reddito annuale certo e la protezione del capitale, ma è bassa la potenzialità di crescita futura; • le obbligazioni di lungo termine offrono un reddito annuale più alto, ma una minore protezione del capitale - sul lungo periodo l'emittente potrebbe diventare insolvente con una maggiore probabilità rispetto al breve periodo - e un potenziale di crescita un po più alto; • le azioni di società solide in settori maturi offrono un reddito annuale meno certo, dal momento che i dividendi non sono certi, e nessuna protezione del capitale dal momento che il prezzo delle azioni non è garantito, ma offrono un forte potenziale di crescita; • azioni a "crescita aggressiva" - società emergenti, mercati emergenti - offrono il più alto potenziale di crescita ma raramente pagano dividendi. I titoli indicati servono solo come esempi di tipologie, come aiuto per identificare gli obiettivi di rendimento. Individui con obiettivi di rendimento specifici non investiranno necessariamente solo all'interno di una categoria di titoli. Diversificare tra diversi tipi di titoli nelle proporzioni adatte aiuterà a raggiungere gli obiettivi di rendimento.


Il Risparmiatore investitore

Ogni risparmiatore possiede una specificità propria nella personalità e nella situazione finanziaria che lo rende diverso dall’universo composto da tutti gli altri risparmiatori. Ad ogni risparmiatore corrisponde un preciso ed unico piano di investimento, costruito ad hoc e modellato sulla base di precise esigenze. Non esiste, e non potrebbe esistere, un piano di investimento adatto a tutti gli investitori. Non esiste neppure un piano di investimento adatto a due investitori, non esistendo, infatti, due persone che si assomiglino né come personalità, né come situazione finanziaria: un piano di investimento unico non potrebbe, quindi, rappresentare le diverse situazioni individuali. E necessario invece disegnare ogni piano di investimento sulle caratteristiche di ogni persona. L'insieme delle caratteristiche di chi investe, per quello che riguarda l'attività di investimento, compongono il cosiddetto profilo dell'investitore. Ci sono tre aspetti di base che compongono il profilo dell'investitore: • la tolleranza al rischio • gli obiettivi di investimento • l'orizzonte temporale La combinazione dei tre aspetti consente al risparmiatore di definire quel piano di investimento che meglio si adatta alle peculiari caratteristiche di ogni singolo individuo.


In cosa consiste la diversificazione di portafoglio

Ma la teoria finanziaria, che spesso viene aiutata dalla statistica, è in grado di migliorare ancor di più questo già ampio panorama di possibili investimenti. Infatti, uno dei capisaldi della moderna teoria di portafoglio ci afferma che la diversificazione del portafoglio, cioè la distribuzione del portafoglio in diverse asset classes, porta un beneficio poiché, a parità di rendimento, ne riduce la rischiosità. Questo significa che, combinando diversi titoli fra loro, è possibile ottenere un portafoglio che presenta, nel suo complesso, un profilo rischio-rendimento più favorevole. La diversificazione del portafoglio è quindi una regola basilare che consente di accrescere le possibili opportunità di investimento che sono offerte dai mercati finanziari.


L'importanza del Prospetto Informativo

Il Prospetto Informativo di un fondo è il documento che la Società di Gestione deve obbligatoriamente redigere e consegnare a chi intende sottoscrivere un fondo. Tale documento contiene le indicazioni relative alla politica di investimento del fondo, ai compiti ed alle responsabilità della Società di Gestione e della Banca Depositaria, all’acquisto ed alla vendita delle quote, ai costi del fondo (commissioni di sottoscrizione, di rimborso, di gestione, di performance, di switch) e alle indicazioni relative al benchmark adottato dal fondo. Il Prospetto Informativo, redatto dalle società di gestione seguendo il Regolamento della Consob del maggio 1999, deve comporsi di tre parti mobili: • parte I che illustri le caratteristiche del fondo e le modalità di partecipazione • parte II che descriva il profilo di rischio/rendimento del fondo • modulo di sottoscrizione


La frontiera efficiente

L'universo degli strumenti finanziari è di tale ampiezza che esiste una gamma amplissima di titoli, ciascuno caratterizzato da una propria combinazione di rischio e rendimento atteso. Se per ogni possibile grado di rischio si sceglie l'investimento che offre il maggior rendimento si potrà selezionare un gruppo di investimenti "dominanti". Questi costituiscono la cosiddetta frontiera efficiente. Ogni investitore sceglierà quindi, una volta identificato il grado di rischio che ritiene tollerabile, l'investimento che si trova sulla frontiera efficiente, cioè quello che rende di più.


La tolleranza al rischio

Il rischio è incertezza; è la possibilità che l'investimento non abbia i risultati sperati. Diversi tipi di investimento sono soggetti a diversi livelli di rischio. Il livello di rischio che si è in grado di sopportare è un elemento di grande importanza, e deve essere considerato prima di fare un qualsiasi investimento. Confrontarsi con rischi troppo elevati - con rischi superiori alle proprie capacità di sopportarli - può portare a risultati negativi. E tipico il caso di chi, preso dal panico, vende dopo un crollo del mercato, realizzando magari forti perdite. Valutare adeguatamente la propria tolleranza al rischio è necessario per prevenire decisioni in momenti di panico, e abbandonare il proprio piano di investimento nel momento peggiore.


Le commissioni

Quali commissioni esistono nei fondi? Tutti i fondi comuni prevedono dei costi a carico dell'investitore. Essi includono: - commissioni che vengono pagate una tantum, quali le commissioni di ingresso, di switch e di uscita - commissioni pagate annualmente, quali commissioni di gestione e di incentivo - commissioni di intermediazione concernenti la compravendita di titoli - altri costi, quali i rimborsi delle spese di amministrazione e ulteriori spese determinate in via forfettaria COSTI _UNA TANTUM_ Commissioni di ingresso Rappresentano il costo che una società di gestione richiede al sottoscrittore allatto del primo versamento e di quelli successivi. Le commissioni di ingresso possono essere di natura fissa o variabile. Se fisse, vengono prelevate direttamente dal patrimonio investito. Se percentuali, decrescono progressivamente al crescere della somma investita. Solitamente le commissioni di entrata variano a seconda della tipologia di investimento del fondo, essendo più elevate per i prodotti azionari. Commissioni di switch Vengono pagate dal sottoscrittore che intende traslare l’intero patrimonio o parte di esso investito in un fondo ad un altro fondo, gestito della medesima società di gestione. Commissioni di uscita Al momento del disinvestimento delle quote possedute, viene richiesta al sottoscrittore una percentuale sul capitale rimborsato. Le commissioni di uscita solitamente decrescono all’aumentare degli anni di permanenza nel fondo, fino ad azzerarsi. In alcuni casi sono alternative alle commissioni di ingresso. Commissioni di gestione Rappresentano la remunerazione fissa del lavoro svolto dal gestore di un fondo. Tali oneri vengono calcolati quotidianamente sul patrimonio netto del fondo e prelevati con cadenza solitamente mensile dal valore della quota. Commissioni di performance Sono commissioni che vengono pagate dal sottoscrittore nell’eventualità che il gestore di un fondo raggiunga un rendimento maggiore, in un determinato arco temporale indicato nel prospetto informativo del fondo, di quello ottenuto dal parametro di riferimento. Tali commissioni offrono la possibilità alla società di gestione di incamerare, al raggiungimento di un determinato risultato, una somma aggiuntiva alla commissione di gestione, che rappresenta un premio per il buon lavoro svolto dal gestore. Commissioni di intermediazione Rappresentano le spese che il fondo sostiene per la compravendita dei valori mobiliari. Altri oneri Rappresentano i diritti fissi per le spese di revisione e di certificazione dei rendiconti del fondo, il compenso riconosciuto alla Banca Depositaria per l’incarico svolto e le spese legali e giudiziarie sostenute nell’esclusivo interesse del fondo.


Procedura di selezione dell'investimento

La procedura di selezione dell'investimento segue quindi i seguenti passaggi: in primo luogo l'investitore identifica il proprio orizzonte temporale; sulla base di quest'ultimo, l'investitore identifica il rendimento atteso e il rischio dei vari strumenti finanziari; a questo punto selezionerà gli investimenti che hanno una rischiosità tollerabile (che sono cioè compatibili con la sua specifica propensione al rischio). Fra questi sceglierà quello che offre il rendimento atteso più elevato.


Qual è la normativa italiana sui fondi speculativi ?

Oggi è possibile istituire fondi anche al di fuori della Direttiva 85/611/CEE ed in particolare fondi cosiddetti "speculativi" che operano in deroga a limiti e divieti relativi ai fondi armonizzati. I riferimenti normativi sono l'articolo 12 del Decreto del Ministero Del Tesoro 31 Gennaio 2003, n.47 e l'articolo 16 del Decreto del Ministero Del Tesoro 24 Maggio 1999, n.228.In sintesi, il Ministero del Tesoro e la Banca d'Italia hanno regolato la nascita del mercato italiano dei fondi speculativi stabilendo i seguenti vincoli: - ogni fondo speculativo non può avere più di 200 partecipanti, - la soglia minima di ingresso è di 500.000 euro, - le quote dei fondi speculativi non possono essere oggetto di sollecitazione del pubblico risparmio. I fondi speculativi possono essere istituiti da specifiche SGR di diritto italiano che hanno per oggetto la gestione esclusiva di tali strumenti. Il Ministero delle Finanze ha equiparato il trattamento fiscale dei fondi speculativi di diritto italiano ai fondi armonizzati e pertanto ha stabilito un regime fiscale più favorevole rispetto ai prodotti di diritto estero, infatti: - per i fondi speculativi di diritto italiano il regime fiscale è identico a quello dei fondi ordinari che prevede una tassazione del 12,5% alla fonte per le persone fisiche a titolo d'imposta mentre per le persone giuridiche è previsto un credito d'imposta ai fine dell'IRPEG pari al 15% sulle plusvalenze. - invece il capital gain prodotto da fondi speculativi esteri (hedge fund) costituisce reddito ai fini IRPEF e pertanto è soggetto alla tassazione ad aliquota progressiva per scaglioni e va inserito nelle dichiarazione dei redditi.


Quali sono le caratteristiche di un Hedge Fund ?

Un hedge fund si caratterizza per avere un numero limitato di partecipanti al fondo, avere investimenti di ingresso elevati e per avere un livello di liquidità inferiore ad altri strumenti finanziari (i periodi di disinvestimento sono predeterminati e possono essere effettuati solo dopo un certo lasso di tempo).Un hedge fund utilizza tecniche particolari di investimento che i fondi comuni non possono usare come la vendita allo scoperto e la leva finanziaria.


Rendimento e rischio

Ogni strumento finanziario è caratterizzato da una coppia di indicatori che ne definiscono in pieno le caratteristiche: il rendimento e il rischio. Il rendimento è da intendersi come la performance complessiva che un investitore che acquista il titolo può ragionevolmente attendersi dall'investimento. Il rischio è dato dalla futura variabilità di questa performance, dalla potenziale ampiezza delle sue oscillazioni. Può essere misurato in vari modi. Ai nostri fini ne sono sufficienti due "misure" che sono fra loro equivalenti: l'ampiezza delle possibili oscillazioni della performance; la probabilità che l'investimento offra una performance complessiva negativa misurata su un orizzonte temporale prescelto (solitamente un anno).


Un esempio di diversificazione

Per rendere il concetto più chiaro possiamo fare un esempio concreto. Supponiamo di misurare il rischio di un investimento come probabilità di esporre l'investitore ad una perdita (una performance complessiva negativa) su un orizzonte temporale di un anno. Ebbene a parità di tale probabilità l'investitore sceglierà l'investimento che offre il rendimento atteso più elevato. Supponiamo che l'investitore in questione sia disposto ad accettare una probabilità relativamente bassa di perdere su di un anno, diciamo il 10. Spulciando l'elenco dei titoli disponibili sul mercato si potranno trovare una serie di titoli (poche azioni di grandi aziende, i BTP di media durata) che hanno una probabilità di perdita ad un anno del 10. Fra questi sarà possibile stilare una graduatoria in ordine di rendimento e scegliere quindi il titolo che ha il rendimento atteso più elevato: supponiamo sia un BTP e 7 anni. Ebbene, utilizzando invece di singoli titoli un'adeguata combinazione di titoli differenti si potrà giungere ad un portafoglio fatto di più titoli che, a parità di probabilità di perdita pari al 10, offre un rendimento atteso più elevato rispetto al singolo "miglior titolo" identificato prima. E in questo caso l'investitore accorto cosa fa? Non ci pensa due volte e, invece di acquistare un BTP a 7 anni, si costruisce un portafoglio fatto di titoli diversi fra loro, e di liquidità, che avrà una probabilità di perdita pari al 10 ma un rendimento atteso superiore rispetto a quello del BTP.